L'altra metà del Pd

L’altra metà del Pd

di Anna Paola Concia e Donata Gottardi, da "L'Unità"
17 luglio 2007

Ce l’abbiamo fatta! Il partito democratico oggi è nelle condizioni di diventare il primo partito in Italia a nascere davvero da donne e da uomini.

È una vera rivoluzione per il nostro paese, per la politica, e non solo. Troppo ottimiste? Troppo fiduciose? Ci risulta che in politica quando le battaglie si vincono è giusto essere soddisfatti. E questa è stata una battaglia vinta. Una battaglia lunga anni, che ha visto generazioni di donne investire energie, intelligenze, vite per l’ingresso e l’affermazione delle donne nella vita pubblica, per portare il nostro Paese fuori dalle secche della rigidità sociale e della segregazione, fuori dagli ultimi posti nelle classifiche, dentro a un processo finalmente democratico.

Oggi un grande passo è stato fatto. Allora, diciamolo a voce alta, fiere e consapevoli di quanto realizzato. E diciamo pure un’altra cosa importante: questa battaglia è stata vinta perché le donne sono state unite e compatte. La soddisfazione riguarda il modo in cui siamo arrivate a questo appuntamento. Insieme: le donne Ds, le donne della Margherita, le donne di «D52», le donne Democratiche, le donne delle associazioni. Anche questa è una grande novità. Forse, è stata proprio questa novità che ha spiazzato tutti. Non c’è stato (e ci poteva essere) il solito teatrino delle donne politiche divise alla meta, imprigionate in veti incrociati e in logiche maschili. No, la meta era una sola, ed era una meta che riguardava tutte, ciascuna nella sua diversità, sapendo che riguarda tutte le persone - donne uomini - che si aspettavano e si aspettano una inversione di tendenza. È una meta che ha il buon sapore della democrazia e che mette le condizioni del ricambio, inevitabile data la squilibrata condizione di partenza.

Questo ci deve far riflettere su come noi donne che facciamo politica e noi donne impegnate sul fronte della lotta alle discriminazioni abbiamo lavorato in questi anni e sui limiti del nostro agire. Facciamo tesoro di questa vittoria e andiamo avanti insieme. Si è aperto un varco.

Importante perché condiviso. Ottenuto dalla forza della alleanza delle donne, che hanno chiesto e ottenuto la condivisione degli uomini. Siamo troppo ottimiste a pensare che non si sia trattato solo di accettazione subita? Che stia davvero filtrando anche nel nostro Paese l'idea che si cresce solo nel confronto di idee, di competenze, di differenze? Forse si, ma vogliamo credere alla buona fede di chi ha condiviso la richiesta e votato per raggiungere il traguardo della parità di presenza e di rappresentanza.

Che non significa negare le differenze, ma anzi porle alla base della costruzione del partito nuovo che vogliamo. Anche per questo partecipare al processo in atto può diventare oggi emozionante, entusiasmante, elettrizzante.
Ma questo è solo l’inizio di un percorso. Abbiamo aperto la porta, ora dobbiamo vigilare ai cancelli. Le donne ci sono. Non assecondiamo i timori maschili che non ci siano per una sorta di autoreferenzialità che li porta a non vederle o, ancora peggio, a volerle scegliere secondo modelli paternalistici. E non abbiano paura che non vogliano entrare o che non abbiano le “carte in regola”.

Certo, si presenteranno ed entreranno, ma non a tutte le condizioni, non senza una attenzione ai tempi e senza la concretezza della discussione sui contenuti.

Oggi si tratta di cogliere questa occasione di democrazia e di farla fruttare, come il lievito. È tutto, o quasi, nelle nostre mani. Dipenderà da noi, infatti, fare in modo che la regola diventi sostanza, che apra davvero spazi a nuove energie e a nuove modalità della politica. E non pensiamo che la regola sia risolutiva. La responsabilità che ci ha portato a condurre questa battaglia deve accompagnarsi alla lucidità che abbiamo solo posto le basi. Ora dobbiamo “vigilare”, con una attenzione tutta politica al governo di questo processo. Una sorta di controllo e sorveglianza femminile di questa fase fino alla compilazione delle liste e al voto.

Per questo proponiamo che le donne del Comitato 14 ottobre - le stesse che unite hanno dimostrato la loro forza - si assumano la responsabilità del controllo politico del riequilibrio della rappresentanza, affiancate dalle donne delle associazioni. E che in tutti i comitati locali si faccia altrettanto.

Abbiamo una responsabilità in più, che è quella di aver aperto una fase nuova della politica. Dobbiamo farcene carico fino in fondo. Con la consapevolezza che questo paese può cambiare, e che le donne sono finalmente considerate il motore di questo cambiamento.

Paola Concia

Paola Concia

Abruzzese di nascita, mi sono laureata presso La Facoltà di Scienze Motorie de L'Aquila. Il mio impegno in politica ha avuto inizio negli anni ottanta nel Partito Comunista Italiano, poi nei Democratici di Sinistra e in seguito nel Pd, di cui attualmente sono membro della Direzione Nazionale.

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